Le reti sociali che creano reti fisiche

Oggi è successo qualcosa di straordinario su Twitter. Ho accompagnato, vedendo nascere e crescere, un bellissimo esempio di relazione sociale che spero si trasformi in effetto su un territorio.

Faccio una piccola premessa: il 6 settembre il Ministro per la Coesione Territoriale Fabrizio Barca ed il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Francesco Profumo hanno presentato “Messaggeri”, un progetto innovativo che permetterà a 100 ricercatori italiani all’estero di svolgere un periodo di lezioni e laboratori nelle università del Sud. Lì formeranno studenti che a loro volta potranno recarsi all’estero per continuare ad arricchirsi di tecniche e pratiche innovative.

Questi ultimi, al ritorno presso le università di provenienza, chiuderanno il cerchio tramandando le competenze acquisite. Due messaggeri quindi, i ricercatori italiani all’estero e gli studenti in “missione” presso Università straniere dall’alto livello di specializzazione. Trovate tutte le informazioni nel sito del Ministro per la Coesione Territoriale.

La pubblicazione della notizia su Corriere.it ha provocato una lunga catena di commenti spesso negativi ai quali si è sentito in dovere di rispondere un professore italiano della Stanford University con una lettera pubblicata oggi su “La Nuvola del Lavoro”, blog del Corriere: “Io docente a Stanford voglio tornare e insegnare a Salerno“.

Il professore, appartenente al comitato che si incaricherà della realizzazione del progetto, si augura di poter, da Messaggero, poter tornare ad insegnare magari proprio a Salerno, sua prima cattedra in Italia. Si augura di contribuire ad arricchire di conoscenze e pratiche innovative una delle Università del Sud, si augura di poter far parte di un progetto, in una parola: vuole aiutare.

Bene, la lettera del professore ci ha molto colpito, ed abbiamo voluto inviare un tweet:

Al cinguettio ha prontamente risposto Daniela Vellutino, ricercatrice ed assistente presso l’Università di Salerno:

A volte ci si sente veramente orgogliosi del proprio lavoro:  aprire le finestre di un sistema di informazioni e contenuti che spesso non potrebbe viaggiare con le proprie gambe. Lavorare sulle reti sociali deve poter creare delle risposte “fisiche” – non reali, tutto è reale -, deve sempre puntare a scavalcare il mezzo e incoraggiare la formazione di legami forti.

Se il professore di Stanford riuscisse nel suo scopo, incoraggiato magari anche da messaggi come quello di Daniela, avremmo aiutato a scrivere una bella pagina dei social network. Sarò qui per raccontarvelo.

Foto dal Flickr di Futureshape, licenza CC 2.0

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