La crisi in Spagna: Ballarò a Madrid per sfatare miti

Domani, martedì 18 gennaio, dovrebbe andare in onda durante la puntata di Ballarò un reportage sulla crisi spagnola. Il Portogallo traballa e si mormora che successivamente a dover essere “salvata” dovrà essere proprio la Spagna. Armati di videocamera e sciarpe, la troupe della trasmissione di Rai3 è atterrata nella capitale spagnola i primi di gennaio cercando di scattare una fotografia della crisi. Oddio sto scrivendo come il culo, troppe espressioni facili.

Andiamo per gradi: se cercate su google italia “Italiani a Madrid” il nostro blog esce là, in ottava posizione, dopo il Consolato e un sito di informazioni per i nuovi emigranti. La stessa ricerca avrà fatto la redazione di Ballarò, cercando appoggio logistico ed informativo in zona, inviandomi così una mail. Fa piacere. Perchè non dirlo.
Mi sono quindi attivato alla ricerca di un “italiano tipico” da far intervistare e mi sono presentato con la mia macchina fotografica nel luogo prescelto, proprio di fronte al mio ex posto di lavoro, il Com.It.Es. di Madrid.

Chiaccherando in seguito con Marzia Maglio, la giornalista in missione, ho scoperto la linea del reportage: nel Belpaese si parla tanto di crisi spagnola,  ma si sta veramente peggio che in Italia? Zapatero è spesso citato dai politici italici di centro-destra e definito il Che Guevara della sinistra italiana, che con il primo condivide la fine (“Lo osannavate tanto ed ora guardate come sta la Spagna, con il 20% di disoccupazione!!“).

Ora, non dirò certo che in Spagna si stia meglio dell’Italia, qui stiamo vivendo una crisi fortissima della quale non si vede ancora minimamente la fine, ma credo fortemente che la Spagna sia ancora un bel posto dove vivere, un bel posto dove iniziare.

Nonostante la nuova riforma del lavoro che ha dato alle aziende spagnole una grande boccata d’aria, snellendo il licenziamento e abbassando (parliamo del 50%) la liquidazione, i famosi contratti spazzatura che tanto fioriscono in Italia sono qui ancora molto meno diffusi che nel Belpaese. In Spagna è inoltre veramente più difficile evadere le tasse, hacienda (il ministero delle finanze) entra direttamente nel tuo conto in banca e ti chiede spiegazioni su eventuali versamenti periodici non dichiarati. A marzo ti arriva per posta il tuo bel 740 già precompilato, non si scappa.

Appartengo all’infornata di Scienze della Comunicazione, quella laurea definita “inutile” dal Ministro Gelmini ma che ha fatto la salvezza dell’Italia. Riflettiamoci: centinaia di migliaia di neolaureati convinti che la strada obbligata per il lavoro passi per anni ed anni di stage malpagati, lavori in nero, contratti di collaborazione a tempo definito ma che si rivelano in realtà a tempo indeterminato. Senza questo popolo di stagisti non pagati l’economia italiana starebbe senz’altro peggio.

In Spagna il mio foglio di carta è stato da subito ben accolto e mi ha garantito perlomeno una posizione sociale protetta, in un quadro lavorativo non del tutto rassicurante ma potenzialmente tale. È il momento di pubblicare qui a lato una mia foto con Marzia Maglio, per far contenta mia Madre. Tornando al discorso, attenzione, sono a Madrid da 5 anni ma ho cambiato lavoro da uno e mezzo, in piena crisi economica. Quanti curriculum avevo inviato? UNO. Va beh, mi direte, è anche fortuna. Sì, lo ammetto, ma avrei avuto la stessa fortuna a Milano? Non credo proprio.

Gli spagnoli inoltre sono ben coscienti della crisi economica che stiamo attraversando e delle difficoltà che dovremmo superare prima di rivedere la Spagna di 5 anni fa ma non hanno per questo cambiato atteggiamento: li vedi sempre sorridenti (tranne quando perde il Real) riempire bar e cinema, teatri e musei. Tutti stanno facendo il loro sforzo per uscire dalla crisi il prima possibile e questa sensazione trasmette fermezza e sicurezza e non fa perdere l’allegria spagnola. Furbo, in Spagna, si dice listillo, ed ha una pessima connotazione: se sei furbo non sei un esempio da seguire. E questo, della Spagna, è un aspetto che adoro.

Concludendo: in Spagna non si sta meglio che in Italia ma almeno si ha la sensazione contraria. Tutti i servizi funzionano, il mercato del lavoro offre ancora maggiori diritti e facilita l’inserimento dei giovani, la gente si sforza per trovare una soluzione, e tutti assieme. Se mi chiedessero: “Conviene venire a lavorare a Madrid?” Risponderei, senza esitare: “Vieni, impari lo spagnolo e, male che vada, avrai qualcosa da raccontare ai tuoi figli”. Tanto, per un ragazzo, peggio che in Italia…

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12 thoughts on “La crisi in Spagna: Ballarò a Madrid per sfatare miti

  • ciao lucio, non so quanto tempo fa sei arrivato a madrid, ma le situazioni cambiano in fretta. io sono qui da un pò più di 2 anni: arrivai senza conoscere nessuno e con il mio cv trovai in 10 giorni un ottimo lavoro a tempo indeterminato. Questo successe perchè era un altro anno, non il 2011. io conosco troppi italiani (e stranieri in generale) super specializzati che lavorano come camerieri, qui a madrid, per via della crisi. allora dico io: spostarsi per spostarsi meglio optare per altre mete, e lasciar stare la spagna al momento. del resto nella vita qualsiasi cosa è “un’esperienza da raccontare”, ma a 30 anni bisogna pur mangiare!

    • Ciao Chechi!
      non ho detto, in nessun punto del post, che la Spagna stia meglio dell’Italia nè tantomeno che non esista la crisi. Il post è molto amaro e fa capire che non è la meta principale, ora come ora, dove trovare lavoro.
      Questo sarà il mio sesto anno in Spagna, e al mio arrivo le cose erano radicalmente differenti rispetto alla situazione attuale, nella quale in ogni caso, e non solo io, sono riuscito a trovare lavoro in un tempo non esagerato. E a condizioni nemmeno lontanamente paragonabili a quelle italiane.
      Non ho neppure fatto paragoni con altre mete europee più appetibili, mi sono limitato ad affermare che se qualcuno mi chiedesse relativamente alla Spagna non farei il tragico, l’esperienza resterebbe comunque interessante, bella e facile (per via della lingua).
      Buona giornata!

  • si, non volevo essere polemica riguardo al tuo post! il mio disincanto è dovuto solo alla quantità di mail che ricevo ogni giorno, di ragazzi che vogliono venire a vivere qui. per come stanno le cose io credo che la cosa migliore sia abbandonare al momento la spagna e dirigersi verso altre mete.resta il fatto che a madrid si vive benissimo, e se non si ha urgenza di guadagnare le esperienze sono sempre favolose!

  • La situazione è particolarmente delicata un pò ovunque e per chi pensa di andare all’estero la scelta è complicata ma un pò di azzardo ci vuole sempre

  • Complimenti per il tuo blog! Mi chiamo Mirko, sono italiano, e vivo in Spagna, ad Alicante da oltre un anno. Qui la crisi si sente in maniera più forte che nelle grosse città come Madrid, Barcellona e Valencia, però tutto ciò che scrivi è vero, la gente non fa la “lista” come in italia, e questo è quello che adoro. Lavoro come un “burro” tutti i giorni per cercare di far crescere la mia “empresa” e non so se tra uno o due anni riuscirò o fallirò, però lavoro e combatto perchè è l’unico modo per uscire dalla crisi, è l’unico modo affinchè tutti facciano ciò che fai tu, lavorare sodo per uscire insieme da questa situazione. Farei lo stesso in italia se ora fossi lì, ma per scelta di vita (la mia “mujer” è alicantina e vuole vivere qui; forse perchè ha provato a vivere in Italia con me per un anno abbandonando il suo lavoro e accorgendosi che la gente lì non sorride come si sorride qui). Mi piacerebbe rileggere questo commento tra un anno e continuare a sorridere, magari con un tasso di disoccupazione ridotto della metà…perchè ricordiamolo, se tutti lavorano, anche noi lavoriamo di più… un saluto

    • Ciao Bea e grazie per citarmi nel tuo post! Conosco tutti gli altri bloggers a cui fai riferimento e posso confermarti l’amore che abbiamo per la Spagna e Madrid! Buona serata

  • Ciao Lucio,
    ho visto solo ora il tuo blog.
    Hai mai poi visto il servizio di Ballaró…..hanno solo ed unicamente fatto passare quello che volevano e al sottoscritto hanno addirittura cambiato il senso dell’intervista…..
    ora sono proprio sicuro, si sta meglio in Spagna
    Ciao

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