La risposta di @fabriziobarca alle polemiche di questi giorni

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Ha sollevato un gran polverone ieri la telefonata del finto Vendola a Fabrizio Barca.
Tra le tante reazioni scomposte di politici e semplici cittadini mi ha colpito l’infelice commento del governatore Serracchiani, ieri a Piazzapulita:

deborah serracchianiCi sono tante persone che si autocandidano.

 

Ho ascoltato questa frase mentre addentavo la cena e a stento ho potuto trattenere la risata. Poi però è subentrata l’amarezza. L’amarezza nel constatare  come ci si possa chiudere a riccio davanti alle critiche, di come si cerchi di infondere il sospetto, invocando la malafede altrui.
Da giovane attivista che al PD gliene gridava quattro a donna matura e armata di sciabola a difesa delle segrete stanze. Renzi non ha certamente bisogno di difensori ciechi, di personaggi più papisti del Papa. Ma questo è un altro discorso.
Perché scrivo questo post? Chi mi conosce sa benissimo che collaboro con Barca, principalmente nella realizzazione e cura del suo blog, e voglio ripercorrere, magari informando chi non è a conoscenza, le principali tappe del cammino dell’ex Ministro in questi due anni.

Cosa sta facendo Fabrizio Barca?

Fabrizio Barca sta studiando una nuova modalità di organizzazione di un partito, che esalti le potenzialità nascoste nei territori e che rimangono spesso inascoltate. Il suo percorso inizia circa un anno fa, e si compone di diverse tappe intermedie. Riassumendo:

Il Viaggio in Italia

Fabrizio Barca, terminata la fase che l’ha visto Ministro per la Coesione territoriale, ha dato il via al suo Viaggio in Italia. Da aprile a novembre 2013 sono state 110 le tappe del percorso che ha toccato molti circoli del PD, associazioni e università. Obiettivo del viaggio: discutere con “i territori” la struttura ed i contenuti del suo documento “un Partito nuovo per un buon governo“,  lo schema di una nuova governance di partito, che guardasse ai circoli locali del Partito Democratico come a canalizzatori delle forze e delle intelligenze del territorio. Ma anche un partito che governi meglio a Roma, che ripensi alle sue fonti di finanziamento e che si separi dallo Stato (controllandone l’operato), rilanciando la sua essenza primaria di associazione di persone. Una vera e propria proposta articolata, da leggere con calma.

La teorizzazione dei luoghi idea(li) e la scommessa del crowd funding

Terminato il viaggio in Italia, la fase di “ascolto” dei territori, è iniziata la fase propositiva, la fase dei Luoghi idea(li). Individuare e supportare operativamente l’attività di una manciata di circoli territoriali del Partito Democratico, candidati e ancora definitivamente da selezionare in base alle particolarità delle proposte e alla complessità dei territori in cui sono radicati. Un esperimento che, previa la definizione di “Strumenti di lavoro, persone e relazioni, visione e metodo” possa “mettere assieme domanda ed offerta” volontaria per ripensare alla presenza dei circoli del PD sul territorio e valorizzarne la funzione sociale ed associativa. Tutto ciò sarà realizzato grazie all’esito del crowd fundingai contributi volontari di 580 persone che, convinte dell’utilità dell’esperimento, hanno donato più di 53 mila euro in due mesi. Quindi zero finanziamenti pubblici, zero finanziamenti del partito (che alla fine sempre pubblici sarebbero stati). Gente che contribuisce economicamente ad un progetto, ad una visione, a qualcosa che è ancora sulla carta. E lo fa in tempo di crisi economica e della politica, e lo fa chiedendo di essere informata e ascoltata. Nel blog di Barca c’è una lunghissima pagina dedicata alle loro motivazioni, al perché delle loro donazioni. È una pagina che merita di essere letta.

I luoghi idea(li) e quello che ci aspetta

Conclusa il 2 febbraio la raccolta fondi, inizia la fase operativa dell’esperimento. Si sta per ultimare la selezione dei circoli del Partito Democratico che ne faranno parte e quella parallela degli esperti volontari sul territorio, le risorse su cui faranno leva le necessità e le azioni dei primi.
Fabrizio Barca ed il suo team operativo metteranno in piedi la struttura che faciliterà il tutto, si spenderanno anche essi sui territori e cercheranno di elaborare i segnali e i risultati dell’intero esperimento. Quanto durerà tutto ciò? Almeno un anno. Un anno di “sperimentalismo democratico” sui territori, un anno di aggiornamenti e di informazione verso chi in questo progetto ci ha voluto scommettere.

È questa la risposta più netta alle polemiche di questi giorni.
Con buona pace di chi ha visto tante persone autocandidarsi.

Newsletter, una mail ogni tanto, giuro.

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