Se non vuoi mai deludere il tuo lettore devi essere come lui. Se sei lui, ancora meglio. Grazie Twitter.

Sono il direttore della versione on-line di un famoso quotidiano generalista italiano. Lo sapete, sono in guerra, la concorrenza sul web è spietata, devo produrre continuamente materiale informativo, i miei inserzionisti non fanno che chiedermi quante visualizzazioni di pagina ho avuto ieri, e l’altro ieri, e in relazione con l’anno scorso, e in relazione alla concorrenza, quali categorie di notizie sono le più ricercate.

Ed io cosa devo rispondergli? Il nostro punto forte è la politica, il retroscena politico, l’inciucio politico, il politico al mare, il politico in montagna. non sono mica El País io, di notizie internazionali non ne parlo, al massimo qualche video divertente o qualche spezzone di football americano. Che poi guarda come è finita a El País. 

Vuoi sapere cosa faccio per vendere pubblicità ed offrire gratis gli articoli delle nostre grandi firme? Cerco di accontentare gli inserzionisti, anticipo le loro mosse: ho messo un banner pop-up appena entri nel mio sito, dodici secondi di pubblicità prima di vedere un video, se l’utente scorre per errore con il mouse su un banner pubblicitario, questo si ingrandisce occupando quasi mezza pagina. Ho i banner sopra, sotto, al centro, ai lati. Ho lo sfondo della pagina interamente affittato ad uno sponsor nazionale che mi piace un sacco. Pensa, lo sfondo resta fermo anche se scorri la pagina. Ma mi servono più contenuti, più pagine, più in fretta. Il mio sogno è parlare di tutto a tutti, e utilizzando il tono che ognuno preferisce. La gente deve restare nella mia pagina, cliccare, cliccare, cliccare.

Un anno fa si è iniziato a parlare di Tuitter, Twiter, come si chiama. Sembra che sia già utilizzato da un sacco di gente. Forse avrei dovuto chiedere al mio amico giornalista, quello con i capelli bianchi, come si chiama. O a quel direttore simpaticissimo, quello che allenava una squadra di pallavolo, o era basket…Va beh. L’altro giorno ho visto un mio amico, un tipo molto furbo, e mi ha detto che proprio di Twitter avremmo dovuto parlarne di più sul nostro giornale, ogni giorno, farne un tema centrale della nostra home page. Mi ha detto che proprio noi, che tanto parliamo di politica, quella vicino alla gente, dovevamo addirittura con le nostre notizie spingere i politici a farsi Twitter. “Vedrai che sarà una miniera di notizie divertenti, pensa a Monti cinguetta uno smile, sarà la notizia dell’anno!”. Che dovevo fare, non ci avevo capito molto, ma gli ho dato retta, ed i miei giornalisti hanno iniziato a farsi una cultura di reti sociali e comunicazione online. Una faticaccia.

L’altro giorno questo mio amico, quello furbo, è tornato a trovami e mi ha detto: “Ma perché far studiare i tuoi giornalisti quando puoi approfittare della politica di Twitter!”. Mi ha spiegato che Twitter, nella sua ricerca del Socialismo orizzontale, si era bloccato in Italia allo stato di “Dittatura del proletariato”. Mi ha confessato, davanti ad un Martini bianco, che Twitter è pieno di stelle, le ha chiamate “Twitstar” che di Twitter è come se avessero le chiavi, “tutto deve passare da loro, se le notizie passano da loro diventano notiziabili, se le creano loro diventano primizie e le devi avere per primo!”. Preso dall’eccitazione, continuava a sbattere il bicchiere come un matto sul tavolo e ripeteva: “Sono gli esperti di Twitter in Italia, non fanno che dare pareri, e li danno gratis, sempre a costo di citarli e, se proprio vuoi esagerare, incolla uno screenshot. Se poi ti chiedono dei soldi, proponigli di aprirgli un blog sul tuo giornale, vedrai come abbassano la testa”.

Non potevo credere ai miei occhi: mi sarebbe bastato uno stagista esperto in screenshot e con le orecchie ben aperte, Gimp, che è anche gratis, e Twitter. Avrei riempito quasi gratis e costantemente il mio giornale dei nostri temi tradizionali: politica, inciuci politici, dichiarazioni politiche. fotografie intime dei politici. Avrei farcito il tutto con qualche commento di qualche twitstar che, dopo avermi inviato mezza paginetta si sarebbe anche incaricata di far girare il pezzo tra i suoi amici e profondi ammiratori. Aggiungici poi le classifiche dei politici che cinguettano di più, che rispondono di più, che pubblicano più smile. Queste a volte le pago, anche se spesso riesco ad ottenerle da qualche appassionato che si vuole far un po’ di pubblicità gratis. Simpatici questi ragazzi.

Di cosa parlavamo? Ah, di Twitter. Ci sono entrato anche io, sa? Conosci un sacco di bella gente, è come una malattia! Ora però vi devo lasciare, scusatemi, devo inviare un tweet molto importante, dirà: “Se non vuoi mai deludere il tuo lettore devi essere come lui. Se sei lui, ancora meglio. Grazie Twitter”. Ci allego anche la foto del mio gattino, ho imparato in fretta.

Grazie per la foto CC a Doviende.

 

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